Sam Altman
Nasce a Chicago e cresce a St. Louis, nel Missouri, in una famiglia ebraica: il padre agente immobiliare, la madre dermatologa. A otto anni riceve un Macintosh LC II e impara da solo a programmare e a smontarlo. Al liceo John Burroughs dichiara la propria omosessualità davanti all'intera scuola, sfidando un ambiente ancora ostile: un episodio raccontato nel profilo che il New Yorker gli dedica nel 2016, «Sam Altman's Manifest Destiny».
Arriva a Stanford per studiare informatica ma lascia dopo due anni, nel 2005, per fondare Loopt, un'app di geolocalizzazione sociale ammessa alla primissima infornata di Y Combinator. Loopt raccoglie oltre 30 milioni di dollari ma non decolla mai davvero: nel 2012 viene ceduta a Green Dot per circa 43 milioni, abbastanza però per fare di lui un investitore.
Il salto di carriera arriva dall'altra parte del tavolo: entra in Y Combinator come partner nel 2011 e nel 2014 ne diventa presidente, scelto personalmente dal fondatore Paul Graham. Nei cinque anni successivi lo trasforma nell'acceleratore più influente della Silicon Valley, con centinaia di startup finanziate ogni anno sulla scia di successi come Airbnb, Dropbox e Stripe, e vara YC Research, il braccio non profit dedicato alla ricerca di frontiera.
Nel dicembre 2015 è tra i promotori di OpenAI insieme a Elon Musk, di cui diventa co-chair. Nel 2019 lascia Y Combinator e ne assume la guida come CEO, trasformandola da laboratorio no-profit a società «a profitto limitato» e chiudendo il primo miliardo di investimento da Microsoft.
Il 30 novembre 2022 il lancio di ChatGPT lo rende una delle figure pubbliche più note, e più discusse, della tecnologia mondiale. Nel maggio 2023 testimonia davanti al Senato americano chiedendo lui stesso una regolamentazione dell'AI («se questa tecnologia va male, può andare molto male»), poi intraprende un tour diplomatico che tocca oltre venti Paesi.
A novembre 2023 la crisi più famosa della Silicon Valley recente: il board lo licenzia a sorpresa per «mancanza di trasparenza». Seguono cinque giorni di caos, in cui Microsoft gli offre una divisione tutta sua e oltre 700 dipendenti su 770 firmano minacciando di seguirlo, e infine la reintegrazione con un consiglio rinnovato. La vicenda è ricostruita in «The Optimist» (2025), la biografia scritta dalla giornalista del Wall Street Journal Keach Hagey.
Fuori da OpenAI coltiva un portafoglio di scommesse parallele, tutte coerenti con la sua visione: World (ex Worldcoin), il progetto di identità digitale tramite scansione dell'iride, e investimenti personali massicci in Helion Energy (fusione nucleare) e Oklo (fissione di nuova generazione): l'energia che servirà ai data center dell'AI.
Nel 2026 chiude il cerchio: dopo la ristrutturazione societaria e il round da 122 miliardi di marzo, a giugno OpenAI deposita la richiesta di IPO, la quotazione più attesa della storia della tecnologia.






